Anunnaki | Breve storia dell'ibridazione umana
«Nei giorni antichi, nei giorni, in cui cielo e terra furono separati, nelle notti antiche, nelle notti, in cui cielo e terra furono separati, negli anni antichi, negli anni, in cui i destini furono fissati, quando gli Anunna furono generati, quando le dee furono prese in moglie, quando le dee furono assegnate al cielo e alla terra, quando le dee furono messe incinte e partorirono, quando gli Igigi erano obbligati al duro lavoro, per provvedere al loro sostentamento, allora i grandi Anunnaki soprintendevano al lavoro, mentre i piccoli dei portavano il canestro di lavoro!»
«Gli Igigi scavavano i canali e accumulavano terra in Harali; essi dragavano la creta, però si lamentavano della loro vita!».
«per 2500 anni gli Igigi l’enorme corvèe sopportarono giorno e notte. Essi però mugugnavano, rodendosi il fegato, rimuginando mentre scavavano: “Orsù! al nostro soprintendente, il maggiordomo, vogliamo rivolgerci, affinché egli ci liberi dalla nostra pesante corvèe; il signore, il mentore degli Anunnaki, l’eroe, orsù! snidiamolo dalla sua abitazione! […] Ora, proclamate lo stato di guerra; affrontiamo la guerra e la battaglia!” Gli Anunnaki prestarono ascolto alla sua incitazione; nel fuoco gettarono i loro arnesi di lavoro, le loro zappe essi gettarono nel fuoco, con i loro canestri di lavoro fecero un falò».
«Uttu non era ancora nata, la corona non veniva ancora portata, Ennimgirsi, Enkalkal non erano ancora nati, Sakkan non andava ancora fuori verso la steppa. L’umanità primordiale non sapeva mangiare il pane, non sapeva coprirsi con vestiti, il popolo andava a quattro zampe, mangiava erba con la bocca come le pecore, beveva acqua dai fossi».
«Io desidero por fine alla confusione della mia razza umana, per Nintu desidero fermare l’abbruttimento delle mie creature; io desidero che il popolo esca fuori dalle caverne»
«Essi convocarono la dea e chiesero alla dea-madre degli Anunnaki, la saggia Mami: “Tu sei la dea-madre, creatrice dell’umanità, crea l’uomo primigenio, ché possa portare il giogo; possa portare il giogo, l’incombenza di Enlil, possa l’uomo sollevare il canestro di lavoro degli Igigi”»
«Io non ho il potere di fare ciò, solo con l’aiuto di Enki è possibile la sua realizzazione; è proprio egli che può rendere pura ogni cosa che egli mi dia dell’argilla, in modo che io possa far ciò»
«Io voglio coagulare il sangue e formare le ossa, voglio far esistere Lullu, il cui nome sarà “uomo”. Voglio creare l’uomo-Lullu, al quale sarà imposta la fatica degli Igigi, in modo che questi trovino la pace».
«Enki il saggio, l’intelligente, l’accorto che conosce tutto ciò che è perfetto ed artistico, il creatore che forma ogni cosa, fece apparire il Sigen ed il Sigsar, la matrice o meglio le ovaie, Enki stese il suo braccio verso di esse e là crebbe un feto! Enki, il creatore, dopo aver infuso parte della sua intelligenza all’interno della creatura, sua emanazione, a sua madre Namma rivolse la parola: “Madre mia, alla creatura che tu avrai formato, imponi la corvèe degli Igigi! Dopo che tu avrai mescolato l’interno della fertile creta dell’Abisso, Sigen e Sigsar gratteranno la creta e tu allora farai esistere i loro arti, Ninmah sia la tua aiutante; Ninimma, Suzianna, Ninmada, Ninbarag, Ninmug, Dududuh ed Eresgunna Possano assisterti durante il parto”»
«quindi si rivolse a Ninmah: “Riversa il seme che il pene eiacula nel grembo di una donna e la donna partorirà il seme del suo grembo!” Ninmah allora condusse da Enki una donna, perché portasse quel seme. Quella donna però lo rigettò fuori dal suo grembo, perché non si compissero i suoi giorni; ed ecco esso era Umul: il suo capo peloso era malato, il suo … era malato, i suoi occhi erano malati, il suo collo era malato; la gola era chiusa, le costole erano contorte, i polmoni erano malati, il cuore era malato, gli intestini erano malati; le sue mani sempre penduli non riuscivano a portare pane alla bocca, la spina dorsale era paralizzata, la testa soffriva di emicrania; le gambe erano deboli, i piedi erano deboli; egli non poteva recarsi al campo: così egli lo aveva modellato!».
(Testi Sumeri)
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«E gli Elohim dissero: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza» (Genesi Biblica)
«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Elyon videro che le figlie degli uomini erano belle (adatte, altra traduzione possibile del termine originale ebraico) e ne presero per mogli a loro scelta» (Gen. Bibbia)
«C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Elyon si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Gen 6,4).
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«Quindi i progenitori, Creatori e Formatori, decisero di fare un altro tentativo. Essi dissero: “Facciamo i nostri sostenitori, quelli che ci invocheranno sulla faccia della terra. Arriva l’alba, questa volta faremo uomini obbedienti e rispettosi.»
(Popul Vuh)
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I racconti di ogni luogo del mondo ci raccontano la stessa storia, abbiamo una unica Storia, e ci racconta ciò che abbiamo letto.
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Foto scattate a Teotihuacan, durante il mio viaggio in Messico.



